Una Filosofia: "Vivere la Soglia"


La riflessione sul "senso dell'abitare" e sulla "cultura del progetto" sono caratteri costanti nell'attività dello studio Archema.

  La continua e "paziente ricerca", "…pietra per pietra…" come direbbe il Marco Polo calviniano, della "relazione" tra elementi che si esprimono in sistemi di unità duali.

  Il riconoscimento del concetto di "movimento" come segno della volontà di modificare il nostro stato esistenziale e della possibilità di ottenere nuovi rapporti, dinamici, … "diagonali".

  La consapevolezza che solo il progetto come "processo complesso" può portare alla definizione di semplici configurazioni, capaci di veicolare, accanto al dato funzionale, significati e valenze simboliche.

  l'assunzione di un "atteggiamento eclettico", capace di includere linee di ricerca parallele e dialettiche, che possano stabilire nuove relazioni e nuove conciliazioni.

  l'attribuzione di valore al "frammento", al piccolo gesto, alla "normalità" del quotidiano, al segno elementare e semplice, al meno invece che al più.

  l'identificare come necessaria la riscoperta, oggi, di "valori artigianali", capaci, con semplicità, di recuperare capacità manuali, di esercitarsi in un laboratorio continuo che stimoli le piccole imprese a confluire in un "nuovo artigianato" per diffondere una cultura nuova.

  La volontà di esprimere la nostra "territorialità", i segni della cultura mediterranea alla quale apparteniamo, pensata come grande luogo di scambio tra culture diverse che dialogano tra identità e differenze.

  La necessità di coniugare "innovazione e conservazione" per trasformare l'ambiente, a partire dalla memoria e dalla storia del luogo.

Questi gli elementi costituenti la costruzione concettuale della nostra identità che ci vede operare come architetti, restauratori e disegnatori d’artigianato: sono espressione di una cultura "intermedia" e tramite per una definizione del concetto di "soglia".
La soglia o "limen" è per noi quel limite spazio-temporale tra le cose, quel muro o meglio quello "spazio-muro", che divide ed unisce e in cui è possibile aprire una "porta", un "passaggio", tra il dentro e il fuori, tra il pubblico e il privato, quel "luogo delle relazioni" tra passato e futuro, tra natura e cultura, quel luogo della comunicazione in cui dovrà avvenire inevitabilmente la vita.
E non nella fissità dello stare, ma nella dinamicità delle relazioni, indagando territori diversi ed opposti, cercando di integrare più che di escludere.

l'"equilibrio dinamico" e ciclico attraverso la "soglia" è garanzia di vera "trasformazione": la ricerca dentro e fuori di noi, può cogliere così, anche se solo per un attimo, i segni di una "unità", di una "bellezza" in cui coesistono nel dialogo tutti i "contrari".

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